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Full text of "La stella di granata"

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BALLO STORICO FANTASTICO IN 5 ATTI E 7 SCENE 



DEL COREOGRAFO 



CESARE MARZAGORA 



Musica del Maestro 



COSTANTINO DALL'ARGINE 



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TORINO 1880 

TIPOGRAFIA TEATRALE DI R. SOM 

Via Carlo Alberto, N. 22. 



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Ballo storico-fantastico in 5 atti e 7 scene 



DEL COREOGRAFO 



GESARE MARZAGORA 



Musica del Maestro 



COSTANTINO DALL'ARGINE 



TEATRO REGIO PI TORINO 

CARNEVALE QUARESIMA 1879 80 




TORINO 1880 

TIPOGRAFIA TEITRIIE DI B. SOM 

Via Carlo Alberto, 22 



La musica ed il libretto del presente Ballo 
sono di proprietà del Coreografo Cesare Marzagora. 






^Arqomento 



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Notissime a tutti nella storia dei Mori in Spagna, sono le lunghe, 
incessanti e funeste discordie delle due potenti tribù di Granata, 
che trassero a fatale rovina quel regno. 

Le due tribù si denominavano una dei Zegrindi, l'altra degli 
Abencerragi. 

Uno degli avvenimenti, che maggiormente influirono ad inasprire 
gli animi dei due opposti partiti, fu il seguente: 

» Sulemano, il capo degli Abencerragi, regnava in Granata. Boab- 
dil, capo degli Zegrindi, lo balzò dal trono, gli usurpò la corona 
e lo cacciò in esilio. Due lustri regnò in Granata Boabdil, mentre 
l'infelice Sulemano era costretto alla più penosa esistenza lungi 
dalla patria e dalla sua unica figlia. Morto Boabdil, il trono passò 
a suo figlio Almanzor. Principe clemente del pari che valoroso, il 
nuovo signore di Granata decretò il richiamo degli esuli Abencer- 
ragi, raccolse la figlia di Sulemano, che la fama diceva estinto, 
ed invaghitosene perdutamente la proclamò sua sposa. 

»Ma tanta clemenza non poteva piacere agli Zegrindi i quali, 
istigati dal feroce Alamor, complice e confidente del defunto Boabdil, 
congiuravano contro il giovane e valoroso monarca. 



)) In- questo frattempo Sulemano, ansioso di rivedere l'amata sua 
figlia, rientra sconosciuto in Granata, e giunge precisamente nel 
punto in cui quella sta per sposarsi al figlio del suo nemico. Deciso 
d'impedire quelle nozze che reputa abominevoli, risolve di sacri- 
ficare Almanzor. L'astuto Alamor, che ha penetrato il suo sdegno, 
s'insinua nell'ammodi lui siffattamente da spingerlo con ira sempre 
più ardente alla esecuzione del disperato proposito.)) 

Quello che poscia avvenne è l'argomento su cui si aggira questa 
azione coreografica, nella quale l'invenzione, specialmente per la 
parte fantastica, ha tentato completare, per le inevitabili esigenze 
della scena, la tela drammatica opportunamente fornita dalla storia. 

Avrà il sottoscritto degnamente soddisfatto alle austere leggi del 
dramma come alle bizzarre ragioni della coreografìa ? 

Una risposta a tale domanda esso l'attende da questo colto e 
gentile pubblico, che già altre volte gli fu largo di festose acco- 
glienze e di benevolo incoraggiamento. 



C. Marzagora. 



PERSONAGGI ATTORI 



àissa, essere soprannaturale pro- 
tettore di Almanzor ; le sue 
apparizioni, sempre benefiche, 
le valsero il nome di Stella di 
Granata ........ H1NTEGAZZ1-1HBR0SETTI MARIA 

Sulemano, antico Re di Granata, 

padre di Bellò-Majorini Enrico 

Azema, giovane prin. sa , amante di Pratesi Filomena 
Almanzor, Re di Granata . . Francioli Angusto 
Alamor, principe africano, capo 

dei Zegrindi Ferrerò Lorenzo 

Ali, confidente di Alamor . . Ferrerò Giuseppe 
Omar, capo degli Abencerragi . Piantanida Giuseppe 
Fatima, ancella di Azema . . Hauffen Ludmilla 
Uno Schiavo Ginghini Angusto 

Grandi del Regno - Zegrindi - Abencerragi - Imani 

Sacrificatori - Duci - Guerrieri arabi - Popolani di Granata 

Favorite - Schiave - Hurrì - Amazzoni - Geni del bene 

Sacerdotesse - Ministre del tempio. 



U azione ha luogo in Granata e suoi dintorni 
nella seconda metà del secolo XV. 



DISTRIBUZIONE DELLE DANZE 



Atto Primo 

introduzione ilanzante. 

MS apparizione delle Miurrì e di A issa, varia- 
zione eseguita dalla prima ballerina signora Mantegazza- 
Ambrosetti in unione a 16 ballerine. 

M allah He spagnuolo, eseguito dall' intiero Corpo di 
Ballo. 

I*asso a Mite, composto dal signor Cóppinì, ed eseguito 
dallo stesso in unione alia signora Màntegàzzà-Ambrosetti. 

errati infarda trionfale, eseguita dall' intiero corpo 
di Ballo. 

Atto Secondo 

M gioielli della fidanzata^ scena mimo-danzante 
eseguita dalla prima ballerina assoluta Mantegazza-Am- 
brosetti, accompagnata dalle 8 ballerine distinte. 

Atto Terzo 

MI Mito nuziale , grande adagio eseguito da tutto il 
Corpo di Ballo unitamente alla prima ballerina assoluta 
Mantegcczza-Ambrosetti, 

ije àl§nèe, passo a 8 eseguito dalle 8 ballerine distinte. 

MSallabile religioso , eseguito dall' intiero Corpo di 
Ballo. 

Atto Quinto 

Mje Amazzoni, ballabile eseguito dall' intiero Corpo di 

Ballo. 
JLa Siella ili &ranal€i, apoteosi e quadro linaio. 



ATTO PRIMO 



Luogo ameno o delizioso presso i giardini delTAlhambra, i cui can- 
celli dorati si veggono verso il fondo a sinistra. — A destra 
una Moschea, di cui si vede la porta principale ed il minareto. 
— Sul davanti, a sinistra, un padiglione con trono. — Da lon- 
tano montagne altissime. 

Il popolo esultante festeggia l'arrivo del vittorioso Al- 
manzor e quindi dall'interno della Moschea si odono le 
melodie lente e cadenzate della preghiera mattutina. S'in- 
voca dal cielo il felice ritorno del prode guerriero. 

Varii gruppi di Zegrindi giungono l'uno dopo l'altro, si 
avvicinano, si riconoscono, si raccolgono in un gruppo 
solo. Essi sono malcontenti della scelta della sposa fatta 
dal Re nella persona di Azema figlia dell'Abencerragio 
Sulemano. 

Ali annunzia l'arrivo del prìncipe Alamor, che giunge 
infatti, e tutti s'inchinano a lui riverenti. 

Alamor, già complice e confidente del defunto Re Bo- 
abdil, abborre Almanzor, perchè non segue le orme pa- 
terne e minaccia di danneggiare la tribù de^li Zegrindi 
col favorir troppo la tribù degli Abencerragi. Anch'egli 
si oppone alle nozze di Almanzor con Azema; dice che 
farà tutto ' per stornare un tale pericolo; se non vi riu- 
scirà, non rimarrà che un solo mezzo.... Quale?.... Ucci- 
dere il Re. Tutti promettono di assecondare i suoi pro- 
getti e di assoggettarsi alle sue brame ed ai suoi comandi. 

Durante questa scena la preghiera nella Moschea va di- 
minuendo, finché cessa del tutto. 

Nel momento in cui Alamor e gli Zegrindi giurano con 
maggiore enfasi la morte del Re, una luce vivissima in- 
vade subitamente la scena. Tutti si volgono attoniti, e si 
trovano improvvisamente dinanzi agli occhi una fantastica 



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apparizione. È A issa circondata da una schiera di Hurri. 

Nel momento che si congiurava contro la felicità e la 
vita di Alraanzor, il suo genio protettore non poteva 
mancare ! 

Scopo di Aissa è di scongiurare la tempesta. 

Essa si dirige personalmente ad Alamor, ed ora coi 
sorrisi tenta sedurlo, ora con le minaccie si sforza di at- 
terrirlo predicendogli che ogni suo tentativo resterà in- 
fruttuoso, perchè essa protegge il Re. 

L'apparizione si dilegua, e gli Z-egrindi, compreso Ala- 
mor, restano meravigliati e perplessi. 

L'arrivo di un vecchio stanco ed abbattuto li scuote 
dalla loro meraviglia e perplessità. Quel vecchio è Sule- 
mano, il detronizzato Re di Granata che tutti credono 
morto, e che da oltre dieci anni trae misera vita nell'e- 
siglio. Egli si avvicina alla Moschea e si prostra in atto 
di fervidissima preghiera. 

Tutti si domandano sommessamente chi possa essere. 
Alamor finalmente gli si avvicina e lo interroga. Sule- 
mano dice di essere un povero Abencerragio, esule da 
lungo tempo e privo di ogni bene. Alamor, credendolo 
un ostacolo al suo disegno, lo accoglie aspramente : ma, 
avendo penetrato dopo varie domande un segreto ran- 
core dell'animo suo, gli palesa nel modo pKi misterioso 
il malcontento dei suoi per avere il Re Almanzor risoluto 
di sposare Azema la figlia dell'estinto Re Sulemano. 

Trasalisce il vecchio a tale inaspettata novella e nel- 
l'impeto del suo furore scuopre il suo vero essere, e giura 
che mai, vivo lui, sua figlia diverrà la sposa del figlio del 
suo più fiero nemico. 

Sorpresa generale a tale scoperta, della quale l'astuto 
Alamor si giova per acquistare un potente alleato al suo 
progetto insinuandosi nell'animo del vecchio e fìngendo 
di prestargli il suo appoggio onde aiutarlo a riconqui- 
stare il trono perduto. 



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Lieti squilli di tromba interrompono questo colloquio 
e tutti si ritirano. 

Una moltitudine di popolo esultante invado tumultuo- 
samente la scena precedendo Almanzor ed il suo seguito. 
Una danza svariata e spigliatissima è l'espressione della 
spontanea e sincera gioia universale. 

La marcia trionfale interrompe la danza; il popolo si 
divide plaudendo in due ale; sfila un gran numero di 
guerrieri ed ultimo giunge sopra un ricco palanchino Al- 
manzor circondato da 1 suoi duci e dai grandi del Regno. 



ATTO SECONDO 

Il cortile dei leoni neirAlhambra ornato di superbe fontane. 

Entra Azema, accompagnata dalle sue damigelle e dalle 
sue schiave, e si avvia per recarsi a' suoi appartamenti, 
quando Sulemano le si presenta e la prega di accordargli 
udienza. 

Azema congeda con un gesto il suo seguito e rimane 
sola con Sulemano. 

La gioia del vecchio padre nel ritrovarsi dopo tanti anni 
presso sua figlia è al colmo; pure con un eroico sforzo 
egli ]a dissimula, ed avvicinandosi rispettosamente ad 
Azema le dice che il suo genitore morente l'ha vivamente 
raccomandata ed affidata a lui. Azema, commossa, domanda 
quali sono gli ordini che suo padre per suo mezzo le 
invia, e Sulemano risponde che la volontà paterna reci- 
samente si oppone alle nozze abborrite, che suo dovere è 
di strapparla dalle mani degli Zegrindi, e che per conse- 
guenza essa deve risolversi a fuggire con lui. Un terribile 
colpo è questo per il cuore di Azema. La lotta fra l'amore 
e il dovere è però breve. L'amore vince, ed essa nega 



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di abbandonare il suo adorato Almanzor. Lagrime, pre- 
ghiere, persuasioni, promesse.... tutto tenta Sulemano 
per indurla al suo scopo: ma ogni suo sforzo è vano. L'osti- 
nata fermezza della figlia risuscita più vivo il suo furore 
ed egli si rivela a lei quale suo vero padre. Azema, quasi 
magnetizzata dallo sguardo di Sulemano, lo osserva con 
crescente emozione, tenta ricordarsi delle impressioni 
della sua fanciullezza, riconosce finalmente il padre suo e 
prorompendo in lacrime fa per gittarsi nelle sue braccia. 
Ma l'implacabile Abencerragio la respinge dicendole che 
ove si ostini a ribellarsi al suo volere, egli la rinnegherà 
per figlia e la maledirà. Atterrita a tale minaccia, Azema 
cade ai suoi ginocchi: ma Sulemano, dopo averle detto 
che le lascia un'ora di tempo a risolversi, parte estrema- 
mente indignato. 

La povera Azema resta in ginocchio con la faccia na- 
scosta fra le mani piangendo. 

Apparisce in tal punto Aissa, che le si avvicina, la scuote, 
la rialza, la calma, la rincuora e l'assicura che tutto av- 
verrà a seconda del suo desiderio. Azema sta per chie- 
derle chi ella sia e perchè prenda tanto interesse alla 
sua sventura.... quando una lieta musica interna annunzia 
l'arrivo di Almanzor. 

Il Re viene infatti, preceduto da schiavi recanti cofani 
chiusi, ed avvicinandosi ad Azema le dice che è ben lieto 
di vedere come Allah la protegga inviandogli il suo genio 
benefico; ed in così dire accenna ad Aissa. Aprendo quindi 
i cofanetti recati dagli schiavi, mostra ad Azema un vero 
tesoro di gemme e la prega di accettarle e di ornarsene. 

Ma di ciò s'incarica Aissa. Leggiera come un zefiro e 
piena di grazia e di leggiadria in ogni sua movenza, essa 
prende i gioielli e ne adorna la bella fidanzata, secondata 
in ciò da alcune schiave, che le porgono ad una ad una 
quelle preziosissime gemme formando sempre nuovi gruppi 
intorno alla futura regina. 



11 

La tristezza di Azema si dissipa a poco a poco, e ridi- 
viene raggiante di amore e di gioia. Almanzor le olire la 
mano per condurla alle nozze; Aissa li precede. Sulemano 
entra furibondo con un drappello di Zegrindi, che lo rat- 
tengono a forza e lo consigliano ad essere prudente, con- 
ducendolo altrove. 

ATTO TERZO 

L'interno di un sontuosissimo tempio splendidamente illuminato. 
— In fondo tre gradinate, una di prospetto e due trasversali, 
sui cui gradini è una doppia fila di tripodi fumanti. — Sull'alto 
della terza gradinata è il Santuario. — Nel mezzo vi è un'ara 
illuminata anch'essa. 

Un numeroso corteggio composto di Imani, Sacrificatori, 
Sacerdotesse, Ministri, Grandi del Regno, Duci e popolo, 
precede la real coppia, che va ad assidersi sopra un au- 
reo seggio, onde assistere alla sacra cerimonia. Le guardie 
reali occupano le gradinate. 

Una schiera di Ministre del tempio circonda l'ara sacra 
sui cui gradini si vede Aissa, che è il perno e l'anima 
del religioso splendidissimo rito. 

Al momento destinato, Aissa va a prendere gli sposi 
per condurli all'ara, ma in quel punto Sulemano stringendo 
un pugnale si scaglia sopra Almanzor per ferirlo. Trattenuto 
e disarmato, lo scoppio dell'ira contro il furente assassino 
è universale. Azema è al colmo della disperazione, ed 
Almanzor domanda chi sia l'empio traditore. Sulemano si 
svela ed accusa Almanzor di aver usurpato il suo trono e 
sedotta sua figlia. Aggiunge che Azema non sarà mai la 
sposa di un nemico esecrato, e tenta afferrarla e trascinarla 
seco. Essa resiste, e Sulemano scaglia su lei la sua paterna 
maledizione. Almanzor, irritato oltre misura, ordina che 



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Sulemano sia tratto in catene. Gli Zegrindi vorre*bero difen- 
dere Sulemano ed Alamor li eccita alla rivolta. Le guardie 
però li sopraffanno, li circondano e li traggono tutti prigio- 
nieri. Azema si getta ai piedi di Almanzor per implorarlo a 
favore del padre. Aissa si avvicina ad Almanzor anche 
essa e gli dice che nulla tema, ad un patto soltanto essa 
gli conserverà sempre la sua protezione. Il Re è commosso 
ed accorda al solo Sulemano libertà e perdono, a condi- 
zione però che abbandoni la corte e Granata, e se ne 
ritorni in esilio. 

Tutti escono seguendo gli sposi, ma Tira di Sulemano 
non è vinta dalla generosità del nemico ; egli medita e 
prepara un nuovo tentativo di vendetta. 



ATTO QUARTO 



Splendida e ricca stanza. — Da un lato un cortinaggio sostenuto 
da colonne dorate. — Una porta segreta nel fondo. — È notte. 
— La scena è rischiarata da una lampada pendente dall'alto. 

La porta segreta si apre ed entra Sulemano avvolto in 
un ampio mantello. Egli si avanza con la massima circo- 
spezione, si assicura che nessuno sospetti la sua presenza 
in quel luogo, pone la destra sul pugnale che ha al fianco 
e si avvicina al cortinaggio. Ma mentre vi stende la mano 
per sollevarne un lembo, ecco Azema che gPimpedisce ar- 
ditamente di penetrare là dove Almanzor riposa. Sulemano 
vorrebbe assassinarlo nel sonno; Azema lo difende come 
si difende la vita dell'essere che si adora più di tutto. 

E qui s'impegna una lotta di passioni e di affetti fra il 
padre e la figlia. 

Non v'è argomento di ragione e di cuore che la misera 
Azema non ponga in opera per tentare di calmare il fu- 



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rore paterno. Ma ogni suo sforzo torna vano. Anzi, il 
vecchio Abencerragio, invocando i ricordi del passato, 
Tonta sofferta, i patimenti sopportati, il popolo oppresso, 
la patria tradita, il cielo offeso, riprende a poco a poco, 
con la forza della sua volontà, il sopravvento sulla timida 
giovinetta, che si commove, piange, trema e finisce col- 
l'essere dominata dalle parole e dagli sguardi del padre. 
Valendosi di questa prima vittoria, Sulemano pone fra le 
mani di Azema il pugnale; le dice che il padre ed il cielo, 
sotto pena di nuova e più terribile maledizione, le im- 
pongono di compire essa stessa la grande impresa, e la 
spinge verso il cortinaggio. 

Ma le cortine ad un tratto si alzano; una vivissima luce 
fantastica ne esce, ed in mezzo a quella luce apparisce ad 
un tratto il genio protettore di Almanzor... Aissa ! 

Stupore di Sulemano e di Azema. Aissa si avvicina a 
lei, e severamente, ma senza troppo sdegno, le dice che 
Fazione che sta per commettere è infame; che la sua 
mente è traviata; che il suo cuore non può aver dimen- 
ticato ad un tratto l'amore dell'ottimo e valoroso Monarca. 

A tali accenti Azema rientra a poco a poco in sé stessa. 
Ad ogni parola di Aissa nuove idee vengono a dominarla, 
finché, lasciando cadere a terra il pugnale, prorompe in 
pianto dirotto, ed Aissa corre ad abbracciarla ed a con- 
fortarla. 

Ma Sulemano non si dà per vinto: il suo furore si 
riaccende, raccoglie il pugnale e si slancia verso la stanza 
di Almanzor per compiere esso stesso F indegna azione. 
Aissa, più rapida di lui, vola a porsi davanti alla soglia ed 
il suo aspetto sembra trasfigurato. Non è più dolcemente 
severa, come poco prima con Azema ; essa è terribile, im- 
ponente, sublime. Con la mano tesa e l'occhio infiammato 
impone a Sulemano di scostarsi ; e Sulemano, sopraffatto 
e dominato, retrocede dinanzi a lei. 

Il rumore però ha dato l'allarme ; dall'alcova si mostra 



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Almanzor, il quale, vedendo Sulemano armato nelle sue 
stanze, chiama le sue genti, e la scena è invasa dalle 
guardie reali. Egli dà ordine che Sulemano sia tratto in 
ceppi e dichiara che questa volta non sarà possibile per 
lui il perdono. 

Sulemano ascolta sdegnosamente e con disprezzo la sua 
sentenza, e parte con le guardie. 

Azema disperata tenta muovere ancora a clemenza il suo 
sposo, ma questi nega di arrendersi anche a lei e parte. 

Aissa, appressandosi ad Azema, le dice di sperare e 
seco la conduce altrove. 



ATTO QUINTO 

Splendida e vastissima sala a colonne, chiusa al fondo da grandiose 
arcate. — Sul davanti, a sinistra, ricco trono elevato. 

Almanzor circondato da tutti i suoi duci, fra cui Omar 
ed Ali, viene a giudicare egli stesso i rei. Il gruppo degli 
Zegrindi ribelli, con Alamor alla testa, è condotto dalle 
guardie al suo cospetto. 

Ali prega il Re pe 1 suoi amici. Alamor, riconoscendo 
il suo fratello, giura di essere pentito ed implora cle- 
menza. Tutti si prostrano chiedendo grazia. Almanzor è 
commosso, e dopo .breve lotta con sé stesso, perdona. 

Ma ecco Sulemano, il più reo di tutti ; runico che non 
speri, non chieda e non meriti veramente perdono. 

Vorrebbe Almanzor anche in lui un segno di pentimento; 
ma l'incorreggibile vecchio dichiara di non essere afflitto 
che di una sola cosa, cioè di non essere riuscito nel suo 
scellerato proposito. 

A tale dichiarazione il giusto sdegno del Re non ha 
più freno, e Sulemano è trascinato al supplizio. 



15 

Ma ecco in fondo accorrere Aissa che conduce Azema e 
la spinge verso il padre. La sventurata figlia gli si av- 
vinghia al collo, e rivoltasi ad Almanzor gli dice che 
comprende benissimo che non può né invocare nò sperare 
più grazia, ma che il suo dovere di figlia è quello di se- 
guire il destino del padre, e che quindi nessuno potrà stac- 
carla da lui, essendo decisa di assoggettarsi anch'essa al 
medesimo estremo supplizio. 

A tali parole Almanzor comincia a commuoversi. Aissa 
gli si avvicina, gli parla, lo consiglia, lo persuade; Al- 
manzor scende dal trono ed afferrando una mano di Su- 
lemano, gli dice : — Volgiti e guarda, ingrato, qual è la 
sorte che io ti destino, qual è il castigo che io ti serbo. 
— A tali parole il fondo della scena si apre e si vede una 
magnifica reggia splendidamente illuminata con un alto e 
superbo trono nel mezzo circondato da numeroso corteggio. 

Sulemano, sciolto dai ceppi, viene dallo stesso Almanzor 
dichiarato possessore di quel trono. Sulemano, ricevendo 
il diadema reale dalle mani del suo stesso nemico, lo 
stringe al petto con effusione, gli accorda in sposa sua 
figlia Azema e proclama lui suo unico e legittimo possessore. 

La gioia universale prorompe in plausi unanimi ed Aissa 
è pur felice di aver compiuto l'opera sua benefica presso 
Almanzor. 

Uno stuolo di amazzoni invade la scena e le loro danze 
si fanno ammirare da tutti. 

Sulla fine una grandissima stella smagliante di luce ap- 
parisce in fondo al di sopra del teatro, e nel centro di 
quella stella si vede Aissa... il genio protettore di Al- 
manzor... la stella di Granata, a cui tutti s'inchinano. 



VINI,